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Promozione dell’allattamento al seno in NICU durante la pandemia da Covid-19

26 Novembre 2020


Dr.ssa Isabella Mondello, Responsabile UOC Neonatologia-TIN-Nido Grande Ospedale Metropolitano BMM Reggio Calabria 

Dr.ssa  Silvia Perugi, SOD Neonatologia e TIN AOU Careggi, Firenze

 

La recente pandemia Covid-19 ha sottoposto improvvisamente i servizi sanitari ospedalieri ad una pressione organizzativa e logistica senza precedenti, necessaria alla gestione dell’emergenza. Questo ha portato gli ospedali, e tra questi i punti nascita, a rivedere in modo capillare i propri percorsi assistenziali e le pratiche cliniche, spesso in assenza di una solida evidence di riferimento. I protocolli sono stati modificati e rivisti molte volte ed in poco tempo, gli operatori sanitari sono stati chiamati a modificare rapidamente e più volte i percorsi assistenziali noti sulla base delle conoscenze via via disponibili, dovendo rimanere al passo di giorno in giorno con le nuove disposizioni per arginare i contagi. Le direzioni sanitarie hanno inviato disposizioni non sempre univoche per tutti i punti nascita vigilando su percorsi e processi di nuova e rapida elaborazione. Alcuni di questi aspetti hanno inevitabilmente riguardato anche il mondo delle terapie intensive neonatali, il sostegno dell’allattamento in questa popolazione di pazienti, le pratiche consolidate in favore del loro migliore sviluppo sia fisico che psiconeuroevolutivo, come l’allattamento materno, la kangaroo mother care, la presenza dei genitori nei reparti accanto ai propri neonati pretermine1,2.

Sappiamo che il latte materno costituisce il gold standard per l’alimentazione del neonato3, nel pretermine con l’adeguata fortificazione, pertanto anche laddove il piccolo non riesca ancora ad attaccarsi al seno con successo ogni sforzo dovrebbe essere fatto per garantire l’alimentazione con il latte della propria mamma. Tutto questo naturalmente implica il

sostegno precoce alla lattazione attraverso l’implementazione di buone pratiche e tecnologie specifiche ben note4. L’uso sicuro del latte materno in corso di pandemia Covid-19 è stato dichiarato e ribadito chiaramente dagli organismi competenti e dall’OMS, anche nel caso di madri Covid-positive5,6, raccomandando l’uso del latte materno crudo spremuto nel caso in cui il neonato fosse impossibilitato ad attaccarsi al seno per condizioni cliniche incompatibili della mamma e/o del bambino. Tuttavia, all’interno della riorganizzazione urgente dei percorsi assistenziali che hanno visto ovunque la riduzione oraria dell’accesso ai genitori nei reparti di terapia intensiva neonatale, si è assistito ad una maggiore ed importante difficoltà nella gestione della promozione all’allattamento al seno dei piccoli pazienti ricoverati. A fronte di una situazione esistente pre-pandemia già a macchia di leopardo sul territorio italiano e non solo7,8,9, in termini di tassi di allattamento e di politiche di ingresso dei genitori nelle TIN, il riassetto ha portato ad organizzazioni diverse ed ancor più difficilmente uniformabili. In alcune realtà è stato consentito l’accesso ad un solo genitore ma con orario di ingresso invariato, in altri reparti di terapia intensiva neonatale è stato drasticamente ridotto l’orario di accesso anche a un’ora al giorno o meno, in altri infine l’accesso è stato chiuso del tutto, affidando il contatto tra operatori e genitori a colloqui telefonici o visite in smart-working, per dare almeno la possibilità a questi genitori di “vedere” il proprio neonato attraverso uno schermo. Negli ospedali sono stati inventati nuovi spazi e nuovi percorsi assistenziali, sono stati ricavati e allestiti locali appositi per creare un percorso “sporco” ed uno “pulito”, apposite zone filtro e stanze di isolamento, con grande operosità e collaborazione fra tutte le figure professionali, e così la nuova organizzazione di ciascun punto nascita si è trasformata ed adeguata velocemente alle nuove ed eccezionali necessità. Laddove è stata ribadita l’importanza irrinunciabile in caso di parto a termine della vicinanza tra mamma e neonato in caso di madri positive o probande asintomatiche o paucisintomatiche, ed ogni sforzo è stato fatto per garantire il rooming-in a queste diadi10,11, ben diverso è stato il setting necessario per i neonati pretermine nati da madri con le stesse caratteristiche12,13. In questo caso infatti la separazione della diade, già presente nella maggior parte dei nostri reparti per la scarsa diffusione di singles family-rooms, si è resa ancor più necessaria per le misure di sicurezza richieste per limitare la diffusione del contagio. Isolamento, procedure di vestizione e svestizione con gli appositi DPI, colloqui e assistenza filtrati attraverso tute, cuffie, visiere e mascherine hanno certamente reso non solo molto più difficile la comunicazione ed il sostegno alle madri, ma anche notevolmente complicati gesti quotidiani che credevamo così naturali da ritenere scontati nella loro semplicità. Pertanto è diventato difficile poter proporre un contatto pelle a pelle per un neonato pretermine, mostrare alla puerpera la spremitura manuale del seno, fornire un tiralatte dedicato, addirittura pensare ad un apposito percorso per portare il colostro o il latte materno crudo dalla mamma probanda o Covid positiva in isolamento al suo neonato ricoverato in TIN. Garantire alcune buone pratiche è diventato estremamente più impegnativo, anche in base ai setting archittettonici e strutturali a disposizione delle varie unità di neonatologia. Uno studio14 condotto in epoca pre-Covid aveva già dimostrato come su una casistica multicentrica italiana di neonati pretermine nella classe di peso compresa fra 1500 g e 2500 g i neonati avessero curiosamente un tasso di allattamento materno esclusivo alla dimissione minore rispetto ai neonati con peso alla nascita inferiore a 1500 g (23% vs 30%) lasciando intuire che forse nei più piccoli esiste una motivazione più forte ed un investimento di più lunga durata e di maggior effetto nel sostenere l’allattamento da parte della madre e degli operatori sanitari. Il sostegno all’allattamento al seno nei neonati pretermine prevede il coinvolgimento precoce e continuativo dei genitori accanto al proprio figlio neonato in TIN,  e passa attraverso un insieme di aspetti complessi e concatenati, che comprendono l’organizzazione dei reparti secondo il modello family-centered care, la formazione specifica di tutto il personale sanitario coinvolto, l’approccio precoce ed intensivo alla lattazione con tecniche specifiche e infine lo sviluppo di un’attitudine che implica una cultura condivisa ed un approccio multidisciplinare. Si tratta quindi di un complesso lavoro di squadra attraverso la collaborazione unanime e coerente di tutti i professionisti dell’area nascita, non semplice da garantire in un periodo denso di novità, preoccupazioni e riorganizzazioni come quello legato alla recente pandemia. Ma essendo i genitori veri e propri curanti del proprio neonato, necessari per un miglior sviluppo psico-neuroevolutivo anche a lungo termine15,16, è indispensabile che la loro dimensione di veri curanti e non di semplici “visitatori”, venga riconosciuta, ribadita e difesa in primo luogo dagli operatori sanitari del settore e di conseguenza dalle direzioni sanitarie di tutti gli ospedali. Il diritto alla presenza continuativa dei genitori in reparto è altresì sancito dalla “Carta dei diritti del bambino nato prematuro” riconosciuta dal Senato Italiano che, recependo le indicazioni dell’OMS sulla Strategia Globale della Salute della Donna e del Bambino, è stata redatta e promossa grazie al contributo di un advisor board formato dalla Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia, dalla Società Italiana di Neonatologia, da Vivere Onlus e con il patrocinio dell’Associazione Parlamentare per il diritto alla prevenzione. La Carta cita all’art.4 “Il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla quale deve essere accudito. A tal ne nel percorso assistenziale deve essere sostenuta la presenza attiva del genitore accanto al proprio bambino”.  

Solo in tal modo e con queste premesse potranno essere considerate per il prossimo futuro soluzioni idonee a garantire questi diritti, creando le modalità per poterli soddisfare in sicurezza anche in caso di condizioni eccezionali come quella attuale.

 

Bibliografia

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